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In Viaggio con Dante all'Inferno

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In viaggio con Dante all'Inferno





Quando il Poeta è Sommo, il viaggio all'inferno è assicurato
un colloquio con Salvo Zappulla
di Morena Fanti

Anche stavolta la scrittura di Salvo Zappulla non delude e si dimostra come sempre affilata e tagliente, una lama pronta ad affondare nei nostri sogni. “In viaggio con Dante all’Inferno” (edizioni Fermento pagg 164 euro 12,00) è quel viaggio che molti hanno sognato ma non hanno mai osato intraprendere: un viaggio tra personaggi fasulli e corrotti che molte volte abbiamo desiderato mandare, appunto, all'inferno. Per noi l’ha fatto Zappulla, con la sua vena ironica sempre pronta a scovare il lato giusto in cui immergere la penna.
  Un libro molto divertente, questo ultimo lavoro di Zappulla, scritto con garbata ironia e verve incandescente, una sorta di denuncia pungente, anche se mascherata dal velo della satira, delle cose che non vanno nel nostro Paese. Molto curato anche nei dialoghi, il romanzo presenta alcune chicche, come il brano dell’incontro tra il Sommo e una sedicente Francesca da Polenta, avvenuto in discoteca. Dice Dante: “Francesca, raccontagli la storia del tuo grande amore, l'attrazione fatale per tuo cognato...” E Francesca: “A quale dei miei tre cognati ti riferisci? Sai molte cose, nonnetto. Cosa sei, uno sbirro in pensione?”. Anche la storia è surreale: Dante si reca dal nostro scrittore durante la notte e lo precetta trascinandolo in un viaggio tra i gironi dell’inferno perché, asserisce il Poeta, è necessario riscrivere il poema e adeguarlo ai tempi nostri: si sa, il modo di peccare è molto cambiato nei secoli e le condanne vanno adeguate! Così, il nostro eroe si trova, suo malgrado, a partire per un viaggio infernale, tra dannati colpevoli di efferati delitti e di truffe ai danni dei poveri cittadini italiani. Situazioni esilaranti si avvicendano senza un attimo di tregua, tra  volti noti di personaggi contemporanei condannati alle pene più astruse. Quel signore perennemente collerico che ha il vezzo di sbraitare in televisione e di sistemarsi nervosamente i capelli con la mano, ci sembra di riconoscerlo; così come quell'altro che è finito all'inferno a vendere i gelati con una motoape sgangherata. Forse da qualche parte ci sarà pure collocato un cavaliere, e qualcuno con la faccia da pesce lesso. Insomma, stavolta Salvo Zappulla l'ha combinata  davvero grossa. Il rapporto tra Zappulla e il Sommo Poeta è altalenante tra affetto e punzecchiature. Dante è un grande e come tale  mal sopporta le altrui debolezze e Zappulla è un allievo spesso indisciplinato e irriverente come lo ritroviamo nei suoi romanzi.

• E irriverente lo sei stato davvero, in questo tuo romanzo, Salvo. Nei gironi danteschi hai messo davvero tutti: dai politici ai faccendieri, passando per i Pontefici. Quanto ti sei divertito a scrivere questo romanzo? E quanto è importante per te scrivere coniugando passione e divertimento?

• R. Sì, per me è importante scrivere coniugando passione e divertimento. Mi annoierei a prendere me stesso e la scrittura troppo sul serio. Forse non sarei mai capace di scrivere un romanzo storico che mi costringerebbe a documentarmi, a spulciare nelle biblioteche ecc. ecc. Troppo faticoso. All'inferno ho messo tutti quelli che sono capitati a tiro della mia fantasia ma senza voler fare moralismo spicciolo. Certo, finire all'inferno non piace a nessuno, spero che qualcuno non se la prenda e accetti di stare al gioco, soprattutto qualche personaggio politico che in questo momento va per la maggiore.

• Il tema dell’Inferno dantesco è uno dei più riletti nei secoli e tale rimarrà forse. Secondo te, qual è il motivo del fascino che l’inferno esercita su di noi? Perché, ad esempio, non si scrive quasi mai del Paradiso e perché a nessuno verrebbe in mente di fare un viaggio là?

R. L'inferno ha sempre suscitato sulla nostra immaginazione un certo fascino perverso. In passato  i preti ne hanno fatto uno strumento di potere speculando sull'ignoranza della massa. “Se non ti comporti bene, ti spedisco a bruciare tra le fiamme dell'inferno!”. Una minaccia che aveva un effetto devastate sulla povera gente. Il paradiso in fondo è visto come un luogo piuttosto noioso: soavità, musica celestiale e tanto rilassamento. Dici che a nessuno viene in mente di fare un viaggio là?... sai che mi stai facendo venire un'idea... che ne diresti se andassi a scomodare il Padreterno per sapere cosa ne pensa di questa situazione scellerata? Sì, mi sembra proprio una buona idea.

• Il rapporto tra Dante e lo scrittore, definito perfino scrittorucolo dal Grande Maestro, è molto contrastato e sfocia spesso in diverbi accesi tra i due. Mi ricorda certi rapporti tra impiegato e capufficio che abbiamo visto spesso in vecchi film e commedie. Forse la tua è una scrittura molto “visiva”, quasi cinematografica. Che ne pensi?

R. Ottimo suggerimento. Potremmo consigliare a  Benigni di ricavarci un film; lui che è un grande estimatore del Sommo e che prende spesso di mira i politici, sarebbe perfetto nel ruolo di Dante, anche il nasone è quasi identico.  Roberto, se ci sei batti un colpo! In quanto al rapporto con il Sommo, ci tengo a sottolineare che, nonostante qualche battuta irriverente da parte mia, viene sempre trattato con affetto e stima. E' un dialogo all'insegna del rispetto, come si conviene tra grandi. (Oddio! Questa mi è scappata...)

• Il tuo libro, o meglio la tua scrittura, mescola spesso cose e persone fino a formare un cocktail effervescente, anche se spesso poi il riso è amaro, come nell'omonimo film. Stai cercando di farci riflettere, usando l’arma piacevole della risata?

R. Io penso che ogni libro deve sempre contenere elementi di riflessione, altrimenti rimane fine a se stesso. A volte l'arma della satira è la più efficace per fare emergere certe incongruenze, talune disfunzioni della natura umana, nascoste dentro le pieghe dell'anima e mascherate da una patina di apparenti buone intenzioni.

• “Quest’inferno, rivisitato, non lo capivo proprio: sembrava la copia di quello terrestre”, dice il tuo alter-ego nel romanzo. Questa frase mi sembra molto emblematica del tuo pensiero. Cosa pensi del disagio che c’è in Italia in questo periodo, in tanti, troppi, settori?

R. Mi porti a fare un'analisi molto complessa, difficile da esaurire in un'intervista. Sicuramente stiamo attraversando un periodo difficilissimo, si chiede ai cittadini di stringere la cinghia e intanto quelli che detengono il potere non fanno nulla per dare il buon esempio. Sono tanti i personaggi politici del nostro tempo che ho sistemato nei vari gironi, se li sono guadagnati con tanto sudore poverini, come facevo a ignorarli?  E poi, al giorno d'oggi, una bolgia non si nega a nessuno. Fa bene Grillo a scendere nelle piazze a scuotere le coscienze.

• Quindi, come dice il Sommo Poeta nel tuo romanzo, non ci dobbiamo meravigliare della loro morte, ma della nostra vita?

R. Ci dovremmo meravigliare di non saper cogliere l'essenza della vita, di non aver ancora saputo comprendere che siamo solo una meteora nell'Universo e ci mettiamo il vestito buono, la cravatta più sgargiante per apparire importanti, inseguiamo per anni un posto di commendatore, ci rodiamo il fegato dall'invidia per il vicino che è un po' meno disgraziato di noi, senza renderci conto che da qualche parte è già partita una tegola in direzione della nostra testa.

• Ora che sei finalmente tornato tra noi, dopo questo viaggio infernale, che programmi hai? Cosa ti piacerebbe davvero scrivere?

R. Mi piacerebbe andarmene qualche annetto in un'isola tropicale a godermi i diritti  di questo romanzo. Già, ma se poi non lo compra nessuno?  Dovrò ricominciare a scriverne un altro. Non si può mai stare tranquilli in questo mondo.



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